Un paese di bambini

di Martina Cannetta

diariobambini02

Gennaio 2009: sorrisi fiduciosi, occhi che si accendono di luce, giochi senza giocattoli, ma anche piccoli venditori e manine che lavorano, subito catturano l’attenzione di chi arriva. La Cambogia è un paese con pochi vecchi e molti bambini. In un paese ancora prostrato dai danni del regime che negli anni Settanta ha azzerato sistema scolastico e sanitario e ogni forma di economia, i bambini sono l’unica risorsa. Qui, dove la politica del terrore ha costretto le menti a dimenticare e rimuovere ogni apprendimento precedente, dove la paura ancora oggi impedisce a tanti di imparare o anche solo di esprimere un’opinione, i più piccoli sono gli unici capaci di guardare con fiducia al futuro.

Saranno loro a dovere ricostruire il paese. Sono loro che ci hanno convinto ad impegnare tutte le nostre energie per aiutarli. Come tutti i più piccoli i bambini della Cambogia sono disponibili all’incontro, curiosi, fiduciosi, hanno voglia di imparare e assorbono tutto quello che viene loro dato. Sono cresciuti senza nonni, sono una generazione senza memoria, sono una pagina bianca su cui si può scrivere qualunque cosa. La loro ricettività rende particolarmente importante quello che si semina. Tutto quello che arriva dall’Occidente, portatore di denaro e modernità, tende a essere accettato in modo acritico. Questo ci investe di una enorme responsabilità.

I bambini e la famiglia

In Cambogia i bambini sono sempre i benvenuti. In Oriente ogni nuova aggiunta rappresenta forza lavoro in più, ogni membro della famiglia si legittima attraverso il suo contributo al gruppo e, in mancanza di un sistema di previdenza sociale, è sui figli che i genitori contano per la vecchiaia.

diariobambini01

Il figlio è un potenziale economico che si declina in modo diverso a seconda del livello sociale. Le famiglie più abbienti investono nei suoi studi, perché in futuro possa avere un lavoro ben retribuito e sostenere i genitori nella vecchiaia. I bambini che nascono nelle famiglie più povere devono invece cominciare a lavorare subito. I piccoli, appena camminano, già seguono la madre in risaia, e i più grandi spesso non vanno a scuola perché devono occuparsi dei fratellini più piccoli o ingegnarsi a guadagnare qualcosa: in città raccolgono lattine nelle pattumiere o nelle discariche, nelle zone turistiche vendono con un sorriso frutta o conchiglie ai turisti.

Molti fattori hanno contribuito a cambiare la famiglia di oggi. Il regime dei Khmer Rossi ha diviso le famiglie e costretto a denunciare anche amici e parenti per sopravvivere. I nuovi modelli occidentali portati da media e turismo hanno messo il denaro in cima alla scala di valori di una popolazione semplice, cui regime aveva azzerato ogni riferimento. Oggi, complice la concezione orientale della famiglia in cui ogni membro deve dare il suo contributo, si può arrivare a vendere un figlio per mantenere gli altri.

I bambini e la prostituzione

Si calcola che, solo nel Sudest asiatico, negli ultimi decenni la tratta di esseri umani abbia fatto trenta milioni di vittime, tre volte il numero dello schiavismo in tutta la storia dell’Africa. Le persone reclutate, per la maggior parte giovanissimi in cerca di lavoro, sono destinate al contrabbando, all’accattonaggio, al lavoro minorile, al trapianto di organi, alla prostituzione.

diariobambinipro

In Cambogia oggi le vittime del traffico del sesso sono per la maggior parte minorenni, adolescenti e anche bambini. Nei villaggi, dove l’anagrafe è meno puntuale, si aggirano spesso intermediari dall’aspetto irreprensibile a offrire lavoro domestico o in fabbrica alle ragazze più giovani. Le ragazze una volta reclutate scompaiono, passate da un bordello all’altro, complice la mancanza di documenti di identità.

Molti sono i fattori che contribuiscono alla fioritura del mercato del sesso:

  • La concezione orientale della famiglia, dove ogni membro deve dare il suo contributo al sostentamento di tutti, i figli come previdenza sociale per il sostegno degli anziani.
  • Le relazioni di supremazia del primogenito rispetto al cadetto e l’iniqua ripartizione di ruoli sociali fra uomini e donne.
  • La mancanza di una sanzione morale nei confronti del sesso. In tutta la penisola indocinese vigeva una situazione di matriarcato che vedeva la donna libera dal punto di vista sessuale, una libertà che l’incontro con l’occidente ha trasformato in prostituzione.
  • La persistenza della schiavitù per debiti. In una popolazione povera e senza accesso al credito, è facile contrarre debiti con l’usuraio locale dando in pegno un membro della famiglia, di solito una figlia che, in mancanza di pagamento del debito, diventa proprietà dell’aguzzino.
  • Gli stipendi da fame di tutti gli statali, inclusa la polizia, fanno dilagare la corruzione, che rende difficile perseguire e punire il turismo sessuale diventato rapidamente una delle principali voci del bilancio del Paese.
  • L’estrema povertà della popolazione, soprattutto nelle zone rurali. I contadini sono sempre stati poveri, ma il loro stato faceva parte di un equilibrio rotto dall’arrivo dell’uomo bianco – organizzazioni internazionali e turismo – da cui una popolazione per lo più analfabeta ha preso solo i valori più appariscenti, come la facilità di spendere il denaro.

L’enorme disparità fra il valore del denaro della popolazione e quello dei turisti fa crescere il numero dei bambini che entrano nel mercato del sesso. Per questo riteniamo importante impegnarsi ad aiutare i giovani a guardare con fiducia a un futuro senza povertà invece di porsi in una posizione giudicante nei confronti di quello che una famiglia povera e analfabeta può essere costretta a fare per sopravvivere.

Lavoriamo per offrire ai ragazzi una formazione che offra loro un’alternativa alla prostituzione.

I bambini e la scuola

La Cambogia fa poco per i suoi bambini. Lo Stato non investe in scuola e sanità. Le aule sono povere e sprovviste del minimo di attrezzature necessarie. Spetta alle famiglie contribuire per dotare la classe di quello che serve. Gli insegnanti, come tutti gli statali, sono pagati meno di 20 euro al mese. Agli allievi viene richiesto di portare ogni giorno una piccola cifra per tenere in classe i maestri che altrimenti sono costretti a disertare l’aula scolastica e a lavorare per qualche giornata come braccianti per sfamare la famiglia. La scuola pubblica diventa così scuola a pagamento, una scuola che allontana proprio chi ne avrebbe più bisogno. Molti degli insegnanti di scuola elementare di villaggio hanno soltanto la licenza elementare.

diarioscuola01

Nelle zone rurali la scuola può essere molto lontana da raggiungere senza la bici o una barca. Nella stagione dei monsoni i ragazzi devono camminare per chilometri nell’acqua e nel fango. L’inglese, la materia più richiesta, nella scuola pubblica non viene insegnato. Le famiglie più abbienti pagano in insegnante privato per insegnare inglese in classe, ma durante le sue ore i ragazzi che non hanno pagato non sono ammessi.

diarioscuola02

Anche le famiglie più modeste ormai si rendono conto dell’importanza dell’istruzione per i figli. Il cambiamento è avvenuto in pochissimo tempo: un decennio poco più. Solo fino a poco tempo fa la popolazione rurale si preoccupava solo di insegnare ai figli come coltivare i campi e allevare gli animali, oggi non più. In campagna ha cominciato a diffondersi il fenomeno dell’abbandono dei figli all’orfanotrofio, affinché lì possano studiare.

I bambini e la sanità

La sanità è un diritto di tutti, ma in Cambogia il 14 per cento dei bambini muore prima dei cinque anni e il 9,7 per cento prima di raggiungere un anno. Molte di queste morti potrebbero essere evitate se la popolazione avesse accesso all’acqua potabile. L’uso di acqua non potabile è una delle principali cause di malattie e di povertà. Il sistema sanitario è inadeguato e oneroso. Esiste un programma nazionale di vaccinazioni, ma raggiunge solo i bambini che hanno accesso agli ospedali. Molti dei ragazzini di villaggio non sono mai stati vaccinati. L’ignoranza delle famiglie, l’inefficienza delle unità locali formate da medici sotto pagati, anche solo la mancanza di mezzi di trasporto per raggiungere i presidi sanitari rende difficile l’applicazione della legge.

I quattro anni di Pol Pot hanno lasciato molti orfani, raccolti nei primi anni Ottanta nei centri accoglienza delle Organizzazioni Internazionali. Molti di loro hanno trovato una famiglia in Occidente. Ma anche oggi che sono finiti gli anni bui la Cambogia continua a produrre orfani. In certe zone la popolazione è decimata dall’AIDS, arrivato dall’esterno e dilagato a seguito della prostituzione, spesso l’unico mezzo di sostentamento di chi è troppo povero.

Le mine antiuomo lasciate dal recente conflitto – si calcola che ce ne siano ancora molti milioni nel territorio – rendono il lavoro nei campi un’attività ad alto rischio. Malattia e mine uccidono lasciando orfani che vengono rifiutati dalla famiglia e dalla comunità perché bisognosi di cure e non in grado di dare un contributo alla famiglia.

I bambini e il lavoro

In Oriente i bambini lavorano ovunque. Sono venditori ambulanti, dietro le bancarelle, nei mercati, in fabbrica, nei cantieri e in famiglia dove si occupano dei più piccoli quando i genitori sono al lavoro.

diariobambinilav

L’espressione ‘lavoro minorile’ per noi ha una connotazione negativa: significa sfruttamento, non andare a scuola. È tutto vero, ma non in Oriente. In questa parte del mondo una persona si legittima attraverso il suo contributo alla famiglia. Qui l’uomo non è solo, è sempre parte di un gruppo, non ha vita autonoma, come un ingranaggio fa parte di un meccanismo. La sua identità è strettamente legata al suo ruolo nel gruppo. Togliere a un ragazzo la possibilità di lavorare significa negargli un ruolo, un’identità.

diariobambinilav1

Ho visto bambini lavorare in condizioni estreme, armati di un ferretto a uncino, selezionare lattine, ferro, plastica tra montagne di rifiuti scaricati dai camion. Lavoravano con grande dignità, orgogliosi del loro contributo alla famiglia. Le campagne condotte in oriente dalle grandi ONG internazionali contro il lavoro minorile hanno provocato vivaci reazioni da parte di grandi e piccoli, anzi non state capite proprio da quelli che intendevano proteggere.

I bambini orientali ci chiedono di essere protetti nella negoziazione di condizioni di lavoro eque, ma vogliono e devono lavorare. Necessario quindi da parte nostra conoscere e capire le regole di una cultura altra e operare per abolire lo sfruttamento non il lavoro.

Vivere in Cambogia

Vivo da 2002 in questo paese e sento la responsabilità che noi occidentali abbiamo nei progetti umanitari, ma oggi credo di poter affrontare con maggior conoscenza e rispetto i reali problemi di questa parte del mondo. Conoscenza e rispetto che spesso l’Occidente, pur animato da buoni propositi, sembra aver dimenticato quando interviene portando formule preconfezionate dettate dai suoi credo o dalla presunzione di una superiorità culturale.

diariomartina

L’adozione fa parte della mia storia: mio fratello e mia sorella vengono dall’India. Per me adottare un bambino è sempre stato un modo normale di costruire una famiglia. Quando CIAI prima e NAAA dopo mi hanno chiesto di occuparmi di adozioni in Cambogia ho accettato con entusiasmo. Mi sembrava un’occasione per dare a molti altri bambini la stessa opportunità che avevano avuto i miei fratelli. Non c’è voluto molto per rendermi conto che l’adozione non era solo quella che conoscevo io.

La continua presenza negli alberghi di Phnom Penh di coppie di stranieri con neonati locali in braccio, bambini di poche settimane quando un corretto iter di adozione richiede almeno sei mesi, e l’altrettanto costante presenza di uomini occidentali in compagnia di ragazze adolescenti mi sono sembrate due facce della stessa medaglia: i bambini della Cambogia sono per l’Occidente benestante solo oggetti in vendita.

Da allora è passato molto tempo. Ho studiato la legislazione di questo paese sull’adozione e ho lavorato con il governo cambogiano e con l’UNICEF alla revisione della proposta di legge ormai approvata ma che nessuno ha interesse ad applicare. Negli anni ho costruito con i funzionari dei ministeri e i direttori degli orfanotrofi rapporti di fiducia tali da permettermi di non versare tangenti e ho messo a punto un sistema che garantisce ai genitori adottivi chiare informazioni sulla provenienza dei bambini.

Continuo a lavorare sull’adozione impegnandomi a trovare una famiglia per i bambini che hanno veramente bisogno, quelli per i quali qui non ci sono alternative, con storie dolorose alle spalle, qualche volta con un piccolo problema fisico che qui finirebbe per emarginarli, ma che in Occidente può venire facilmente risolto.

Ho allargato la mia attività con diversi progetti di sostegno agli orfani dell’AIDS, ai bambini costretti a vivere in carcere con la madre detenuta, ai ragazzi di strada e ai minori vittime di sfruttamento sessuale. Il vero obiettivo del mio lavoro oggi è permettere ai bambini della Cambogia di vivere nel loro paese, nella loro cultura, nella loro famiglia, trovando qui educazione, sanità, assistenza: tutto quello cui ogni bambino ha diritto quando viene al mondo. E sono qui ogni giorno felice della mia scelta di restare con loro, arricchita dai loro sorrisi, dalle loro domande, dai loro sogni, dal sogno – anche mio – di un futuro migliore per i bambini della Cambogia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...